Gallia è stato un fenomeno?
 

Le pochissime notizie circa il sig. Antonio Gallia, buon artigiano torinese, sono da accreditare alle ricerche dell'architetto Angelo Tito Anselmi (1931-2010) uno dei più grandi studiosi di storia automobilistica recentemente scomparso che, nei primi anni 60 dell'altro secolo ebbe l'occasione d'incontrarlo, già anziano, in occasione dei preliminari alla pubblicazione del rarissimo volumetto "Cento Italiane vive".

Come artigiano il Gallia era titolare dell'autorimessa Galla o Gallia sita in Via S. Agostino 26-28 Torino formatosi probabilmente in una scuola tecnica ottenendone una buona preparazione teorica ed alcuni anni di pratica nel particolare clima industriale della Torino dei primi anni del secolo, nel 1935 era stato spinto a realizzare una testa speciale per la più diffusa Fiat che era la Balilla.

Sull'onda delle innovazioni americane aveva rivolto il suo interesse all'aumento del rapporto di compressione e all'impiego delle leghe di alluminio poichè era a conoscenza che se non avesse operato in abbinamento sarebbe incorso nel fenomeno della detonazione.

Con la nuova testa tra l'altro più leggera, il rapporto di compressione passava da 6,3 della testa in ghisa a 7,2 con riduzione del consumo di benzina che passava da 10 litri per 100 km a 7.

Nell'intervista con l'Architetto il Gallia sottolineava di non aver mai pensato all'incremento delle prestazioni limitandosi a fornire un'elaborazione per gli automobilisti attenti ai costi d'esercizio.

E' facile supporre, tuttavia, che aumentando il rapporto di compressione, migliorando il flusso della miscela gassosa all'interno della camera di scoppio, si aumentassero velocità e ripresa.

Tecnicamente la testa veniva realizzata in alluminio col 17% di silicio lasciando inalterate le dimensioni esterne ma lavorando sulla pianta della camera di scoppio ora a forma "triangolare", la posizione delle candele rimaneva inclinata come nell'originale ed il tutto poteva essere montato lasciando inalterata la guarnizione di serie.

La razionalità dell'insieme e la perfetta intercambiabilità hanno determinato un discreto successo del prodotto puntualmente esteso alla Fiat 500 topolino e nel dopoguerra alle Jeep residuati bellici, della produzione per la Balilla, 500 e Jeep stimate in un numero non irrilevante di esemplari non è rimasta traccia.
In Francia negli anni d'oro del sig. Gallia operavano le officine Brissonnet site a Parigi in Via Renouvier 6 che intervenivano in vari settori della meccanica automobilistica con una notorietà che derivava dalle preparazioni ed elaborazioni.

Le stesse officine avevano progettato varie teste in lega leggera (commercialmente denominata ALPAX) per una buona parte delle vetture del mercato francese.

La pianta della camera di scoppio era di forma "triangolare" con sagomature che dovevano servire ad aumentare la turbolenza della miscela aria-benzina prima dell'accensione.

Il progressivo diffondersi della distribuzione a valvole in testa unite al perfezionamento delle tecniche di fonderia ha decretato la fine dell'interesse per gli intelligenti prodotti italiano e francese.

Della produzione italiana e delle varie tipologie non sembra sia rimasta traccia, un esemplare, tuttavia, è comparso per la vendita in una delle prime edizioni della Mostra Scambio di Padova ma non è dato sapere del suo destino collezionistico.

Che fosse l'ultimo esemplare conservato da Gallia nella sua casa di Torino?
Come l'avventura industriale anche il profilo umano del bravo artigiano si è perso nel tempo e pochissimi lo ricordano anche nella sua città.
 

Mario Vesco

Tramite il Balilla Registro Italiano è possibile avere una replica della testa Gallia.

Si ringrazia la ditta Sangalli Guarnizioni s.a.s. di Agrate Brianza per la collaborazione.